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Geshe Tubten TenzinInsegnamenti - testi

La motivazione

a cura di Geshe Tubten Tenzin

 

Esistono diversi tipi di motivazione che possono stimolare l’individuo a intraprendere una pratica spirituale. La motivazione del Bodhisattva è quella di colui che pratica il Dharma per diventare un Buddha allo scopo di beneficiare tutti gli esseri senzienti; questa è la motivazione del Mahayana, il grande veicolo ed è la motivazione suprema.

Poi c’è la motivazione di chi segue il sentiero Hinayana, o piccolo veicolo, che è quella di chi si rende conto delle sofferenze del samsara, del ciclo continuo di morte e rinascita, e del fatto che per liberarsi da queste sofferenze può solo praticare il Dharma e raggiungere l’illuminazione per se stesso. Questo è considerato uno scopo inferiore al precedente ed è quello del sentiero Hinayana.

Il terzo tipo di motivazione è quello di colui che pratica il Dharma solo per ottenere una buona rinascita nel reame umano o in quello dei Deva.

Tra questi tipi di motivazione possiamo scegliere quello che riteniamo più adatto a noi, alla nostra indole; ovviamente la motivazione del Bodhisattva è la migliore: anche se all’inizio è faticosa, è quella che poi dà i frutti più deliziosi. Siamo comunque noi a dover scegliere la nostra motivazione. Molti pensano che la motivazione del Bodhisattva sia troppo profonda e difficile, molto lontana dalla loro vita e che non abbia nessuna connessione con quello che fanno. Pensano quindi che praticare con una simile motivazione non assicuri dei risultati e che quindi non abbia senso in questa vita perché implica il non dover più provare piacere, ma solo privazioni e rinunce.

Ma, qualunque sia la motivazione, per praticare il Darma e raggiungere lo stato di Buddha occorrono molte cause che sono interdipendenti tra loro, non sono scollegate. Per esempio è importante avere una vita lunga e godere delle condizioni favorevoli alla pratica. Per raggiungere tale obiettivo è necessario accumulare molte virtù e molti meriti; per esempio, una delle cause virtuose che danno come risultato il fatto di avere le condizioni materiali favorevoli alla pratica, è l’esercizio della generosità.
Un’altra condizione favorevole alla pratica è data dal fatto di avere degli amici. Bisogna pregare e coltivare dentro di sé il desiderio di amicizie orientato in questo modo: per ottenere lo stato di Buddha, desidero essere circondato da compagnie favorevoli, da persone che aiutino la pratica del Dharma.

Praticare significa raccogliere energia positiva, meriti, virtù. Avere un corpo sano, le condizioni fisiche che permettano di praticare e avere tutto il necessario per vivere, sono le condizioni materiali che consentono la pratica del Dharma.

Ma torniamo alla motivazione. Gradualmente ci accorgeremo che, se abbiamo generato la motivazione suprema, quella del Bodhisattva, ci arriveranno tutte le condizioni di cui abbiamo bisogno per la pratica; arriveranno tutte le condizioni sia in questa vita che nelle vite future.

Per spiegare come ogni risultato o condizione dipenda inevitabilmente da una causa prendiamo in esame un fiore: se mettiamo il seme di un certo fiore nella terra e lo bagnamo con dell’acqua, dopo un po’ di tempo crescerà una piantina da cui poi sboccerà il fiore con il suo colore, il suo profumo, e le sue foglie: tutte caratteristiche che si realizzano per le cause che noi abbiamo originato: il seme prescelto nella terra e l’acqua.

 

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