Insegnamenti - testi
La dimensione spirituale dell'educazione:
una regola d'oro per la realizzazione di sè
a cura di Alfredo Sfeir Younis
Dopo la Rivoluzione Industriale, l’educazione è stata interpretata soprattutto come un trasferimento di conoscenze; e senza dubbio, tale è la consueta educazione scolastica.
Questo approccio educativo è ben rappresentato dalla rivoluzione dell’età dell’informazione. Siamo testimoni di un trasferimento di conoscenze in tempo reale, e in ogni momento. I media e le istituzioni educative bombardano le persone di informazioni, e quelli che non sanno ( cioè, che non hanno immagazzinato abbastanza informazioni) sembrano prepararsi ad una visione di fallimento in qualche modo condivisa a livello sociale.
La richiesta di ulteriori titoli di studio è andata crescendo in maniera esponenziale. Vent’anni fa, un giovane economista poteva trovare un’ottima occupazione semplicemente con la sua laurea. Oggi per trovare un lavoro apprezzabile ha bisogno di un dottorato, e neppure un Master gli è più sufficiente.
La conoscenza sembra essere centrata intorno alla realtà materiale. Conosciamo di più sui nostri beni materiali, sul nostro comportamento materiale, sui bisogni materiali e la loro soddisfazione. La regola d’oro di questa epoca storica è: “ Agisco in base a quello che so”. Questa è anche la regola che conferisce autorità, cioè la regola che ci dà il potere di agire: più conoscenze, più autorità.
Per quanto si sia mostrata un valido strumento di partenza, questa regola d’oro è oggi posta fortemente in discussione. Più conoscenze e più benessere materiale non sono condizioni sufficienti per un aumento in senso più ampio del benessere umano; e in questo stesso senso, più conoscenza non significa necessariamente più autorità di agire in modo corretto.
Un esempio è quello della conoscenza custodita dai fisici nucleari, e dell’interrogativo se tale conoscenza da sola sia sufficiente per agire; la chiave è il tema dell’uso corretto delle scoperte scientifiche (ad es., per curare il tumore al seno, o al contrario per creare un olocausto nucleare). Einsten affermò di essere molto preoccupato circa il livello di coscienza di coloro che avrebbero usato ciò che la scienza andava scoprendo allora.
Oggi i tempi sono cambiati, e l’educazione deve cambiare di conseguenza. C’è una nuova regola d’oro che afferma: “Agisco in base alle mie auto-realizzazioni”. Ciò significa che le persone non sono più soddisfatte semplicemente di quello che sanno: infatti, molto spesso una maggiore conoscenza disgiunta da un’adeguata capacità di comprenderla e assimilarla in modo autentico, crea semplicemente un grande vuoto.
L’essenza è quella di abbracciare l’esperienza e la piena realizzazione del sé. Il viaggio verso l’esterno, verso ciò che è lontano e aldilà, verso lo spazio, deve essere bilanciato e ancorato al viaggio compiuto all’interno, verso il nostro sé. Vivere in accordo a questa nuova regola d’oro implica mettersi ai comandi di un volo solitario in direzione della nostra esistenza interiore, del nostro sé, della nostra essenza.
Abbiamo già sperimentato che una maggiore conoscenza non rende gli esseri umani più felici, e pur quando vi riesce, questa felicità è molto breve. Affinchè la conoscenza esteriore e l’informazione abbiano un senso, devono essere rielaborate dentro di noi; non possiamo più accettare il semplice valore esteriore di tutto ciò che bombarda i nostri sensi.
Ad esempio, essere posti di fronte ad una guerra non è semplicemente una raccolta di fatti. E’ un’esperienza profonda, specie per coloro che lottano per un mondo pacifico e sostenibile.
Un altro esempio è quello dei suicidi nei ragazzini: notizie di tal genere non sono semplici dati e numeri. Per riuscire ad affrontare questo tipo di informazioni, è indispensabile andare dentro noi stessi e cercare di comprendere la realtà di coloro che si sono tolti la vita.
La nuova regola d’oro richiede che la sofferenza umana sia compresa nel profondo, per poter sviluppare un’autentica compassione.
Molti dei valori umani dei quali noi tutti vorremmo essere partecipi (amore, generosità, collaborazione, giustizia, pace, fratellanza, condivisione, attenzione) sono dei “ modi di essere”. Non sono parole. Sono degli stati ben specifici e universali della nostra coscienza: per ottenerli, è indispensabili averli realizzati dentro di sé.
Non è possibile limitarsi a dire alle persone che cosa sia la pace; certo, è un’informazione molto importante. Tuttavia, per invocare la pace o per negoziarla, occorre averla prima realizzata dentro di sé: altrimenti, molto semplicemente, non si comprende neppure che cosa si stia negoziando.
In questo contesto, l’educazione deve diventare la fase centrale dell’autorealizzazione dell’individuo, a livello individuale e collettivo: non può essere limitata ad un’ ”organizzazione dell’informazione” o ad una “semina di informazioni”.
Tutto ciò appartiene al passato. L’educazione deve essere trasformata, affinché possa a sua volta trasformare coloro ai quali si rivolge.
La società deve progredire verso la soddisfazione dei fondamentali bisogni legati all’autorealizzazione dell’individuo, in tutti i suoi aspetti.
La regola d’oro e il vero significato di un Insegnante.
Quanto detto sopra ha delle forti implicazioni per gli insegnanti. In particolare , la necessità che essi si trovino sul sentiero dell’autorealizzazione di ciò che stanno insegnando agli altri. Rimanendo ad un livello esteriore, rischiano di non sapere veramente che cosa stiano trasmettendo.
La regola d’oro e la politica sociale
La nuova regola d’oro porta in primo piano il ruolo fondamentale dell’educazione “non formale” per un’autentica crescita dell’individuo.
Nella storia, il “non-formale” ha dimostrato di essere uno dei più potenti motori di sviluppo.
Un’educazione di massa, dottrinale, uniforme, ridotta al più basso denominatore comune, non può consentire ad alcuno di realizzare la regola d’oro della nuova era che sta cominciando.
Durante questo Convegno, nel mio ruolo di moderatore, farò del mio meglio per condurre il reciproco scambio vero quei fini e quelle modalità che possono trasformare l’educazione in una potente via verso la realizzazione di sé.
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